24 gennaio 2018

La vita è vita. Oggi ritorno a casa veramente bastonata.

Inedito tratto dal mio prossimo libro 2Gli inconsapevoli""" (in cerca di EDITORE)


.........Ho visto cose brutte. Ne ho sentite di peggio. E fatte anche di più. Tante le ho subite. E le ferite ce l’ho sulla pelle. Bruciano, fanno male. Sempre. Di giorno, di notte. Non si fermano mai. Ma io non mi piego, Gianmarco. Sono forte io. Gloria è forte. Forte!”.

È lì che crollo.
È lì che i MIEI mostri sfoderano gli artigli e le zanne e mi dilaniano.
Quello è il mio karma e mi ha distrutto e oggi torna.
Le volto le spalle, la lascio di sasso e scappo.
Scappo con tutta la velocità con cui si può scappare da uomo libero in un posto dove la libertà è solo un sapore che ricordi di aver avuto in bocca.
Non so come e in quanto tempo supero i filtri.
Non so dove avevo le chiavi della macchina, non so che direzione ho imboccato guidando come se la strada non finisse mai, come se stessi correndo dentro una galleria che diventa ad ogni chilometro più lunga e di cui l’uscita continua a non vedersi.
Scappo.
Da Gloria, da me, dai mostri, dal passato, dagli errori, dagli orrori, dai sapori e dai piaceri, dal prezzo da pagare per ogni orgasmo, dalle sigarette e dal cinismo, dalla morte e dalla vita.
Scappo da tutto.
Una telefonata al direttore, una scusa, una finta malattia e poi via a casa.
Tapparelle abbassate, telefono spento, tutto chiuso a respirare solo il mio veleno, a pagare di nuovo, definitivamente spero, il mio tributo al mondo per quello che ho fatto, quello che ho voluto, quello che ho preso senza pensare alle conseguenze.
È un susseguirsi di ore.
Giorno e notte non hanno significato.
Sonno e veglia si confondono.
Passa il tempo ma non passa il dolore.
Come ho visto in tanti film il drogato che deve disintossicarsi si agita e si contorce sudando nel letto mentre espelle veleno. Solo che io non ho nessuno a darmi coraggio, ad asciugarmi la fronte e a prepararmi la cena.
Sono solo.
Solo con un immenso dolore che occupa tutta la stanza, tutta la casa, tutto il mondo.
Un dolore che mi avvolge e che mi domina.
Posso solo farmi abbracciare ed aspettare.
Scema solo passo dopo passo, un poco alla volta…

Sono passati giorni.
Non so quanti ma cosa potrà mai essere successo alla fine.
Ho ritrovato un po’ di equilibrio.
Da qualche parte, si vede, ce l’avevo anche io un briciolo di forza.
La uso, ora, per ricompormi.
Doccia, barba, vestiti.
Sospiro mentre riavvio il cellulare.
Si mette a suonare all’impazzata.
È successo tutto.
È successo ancora.
È tutto finito.


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