27 giugno 2014

Toni alla batteria. Ricordo ancora la sua musica, la sete di coccole, mia, sua.........

Ora non mi saluta più. Forse cerca  un albi dopo tanta indifferenza. Forse ora è tardi???
Quanto amore...ancora.........
O figlio!

....Non sai mai quando ti arriva addosso. Il dolore, voglio dire.
Può non succedere mai.
Può succedere oggi.
Può durare un istante.
Può non smettere mai.
Il dolore fa come vuole lui.
Non ci sente.
Non ci sente proprio.
Noi, invece, sì che lo sentiamo.
Lo sentiamo eccome.
Quando arriva, non c'è verso di non accorgersene.
Te ne accorgi sempre.
Ti entra dentro e non ti lascia più.
E anche se il tempo passa, lui no.
Lui resta lì, in agguato: brace sotto la cenere.
Basta niente – un soffio d'aria, un refolo di vento – e lui riprende a bruciare. E, presto, arde forte e alto più di prima.
Ci possiamo riparare da tutto:
dal caldo, dal freddo,
dalla pioggia, dal vento,
dalla neve, dal ghiaccio,
dall'acqua e anche dal fuoco,
ma non ci possiamo riparare dal dolore.
Possiamo cambiare casa, 
cambiare città, cambiare nome,
possiamo persino cambiare faccia,
possiamo fuggire e nasconderci in capo al mondo, ma lui ci trova.
Ci trova sempre.
E quando ci trova, riesce sempre a farsi sentire.
Il mio dolore è iniziato molti anni fa. Era presto. Troppo presto. E non ero pronta. Mi chiedo: si è mai pronti per questo genere di cose? Possibile che non esista nessun antidoto per il veleno del dolore?
È un sottile filo di fumo nero, che entra da una finestra appena appena accostata e, lentamente, si espande ovunque. Alla fine ti brucia gli occhi e ti prende alla gola: non vedi più niente e non riesci più nemmeno a respirare.
È entrato nella mia vita come l'acqua filtra nella terra dopo la pioggia e diventa falda. Una pioggia acida che ha inquinato tutto: le radici, il tronco, i rami, le foglie, i fiori e, ovviamente, i frutti. Tutto. Anche il pozzo della coscienza. Aveva un'acqua fresca e limpida e ora, invece, è torbida e stagnante. Non la posso bere e non mi ci posso nemmeno specchiare.

Ho lottato contro il dolore. Perché sono una che lotta e che non si arrende. Mi madre diceva sempre: “Sei nata donna, mi dispiace: ti toccherà lottare tutta la vita''. Aveva ragione. Ma lottare non mi ha mai spaventata. Non mi sono mai tirata indietro. E nemmeno questa volta. Ho lottato per me, per la mia famiglia, per i figli, per l'amore, per la Fede. Ho lottato per la speranza. Ho lottato con le unghie e con i denti, come una persona che non vuole arrendersi, come uno che, nella lotta, mette tutto quello che ha.

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