18 maggio 2014

Palazzo Terragni Como. Ottobre 2003

Palazzo Terragni Como 2003 Arte e Razionalisno.

Di Angiola Tremonti Artista
17 foto
Che bel ricordo.!.
Era l'11 ottobre del 2003.
Ecco una breve storia.
Il tema è sempre quello della fecondazione e della maternità. L'inaugurazione era accompagnata da una installazione vivente.
Mi presentò Luciano Caramel.
Avevo programmato la mostra due anni prima. Non era facile lavorare nella realizzazione di questa mostra.
Avevo al fianco l'Arch. Giovanni Balabio e lo sponsor era la Marzorati Ronchetti di Cantù.
L'impegno di capitale per realizzare la mostra era già arrivato a cifre non indifferenti. L'inaugurazione era prevista ad ottobre, volevano che quella sera fosse quasi buio per creare gli effetti di luce.

La disgrazia ha voluto che mio fratello diventasse Ministro pochi mesi prima.
Che fare?
L'aggressione dei rivali politici di Giulio fu feroce. La mostra è qui da vedere. IO NON HO PAURA ma mi sono veramente scocciata di essere confusa con mio fratello e di dover subire le cattiverie degli ignoranti.
Segue Testo critico di Luciano caramel.
L’INVASIONE

Angiola Tremonti tende al coinvolgimento totale, all’insegna di una creatività vitalistica, dandosi a tutto e insieme di tutto appropriandosi. Questa volta ha scelto come obiettivo la Casa del Fascio di Giuseppe Terragni, un palazzo-tempio chiuso nell’assolutezza di una razionalità che si sposa al primordio nella dimensione metastorica di un tempo senza tempo su cui il grande architetto ha fondato una funzionalità emblematica. Inconiugabile con la dimensione dialogica, attivistica della Tremonti per natura e abitudine immersa in una affabulazione che presuppone e postula costitutivamente una risposta dello stesso segno: di “accensione fantastica”, entro il registro “ludico favolistico” dell’immagine, per riprendere le definizioni proposte da Rossana Bossaglia.
La “Mabilla” della Tremonti che in numerosi, ripetuti esemplari invaderà il salone delle adunate – sede originariamente destinata a riti ideologico-politici e ora al rigore militare – ha, è vero, una sua mitica, arcaicizzante tipicità, nella sua iterazione, soprattutto, ma anche nelle fattezze della figura, da idolo orientaleggiante, o magari da “amuleto o talismano di una nuova sacralità laica”, come vorrebbe, un po’ audacemente, Gillo Dorfles. Però con una carnalità sensuale e un’istintività in cui si riflette “un’energia primigenia femminina” che, ha osservato Francesca Bonazzoli, deborda in tutti i campi. Come si può vedere, in questa occasione le Mabille, figure femminili ignude, (ancora iterate, in positivo e in negativo, e in differenti dimensioni), in un inno alla fertilità .....





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