31 ottobre 2012

E' la NOTTE delle anime....Viva gli spiriti delle donne!


::::::::::::::::::: così ho scritto......................

A differenza del padre, che l’aveva subito accolta – anche fisicamente – in un abbraccio che sapeva di coesione, di forza reciproca, di mutua richiesta e offerta d’aiuto, sua madre non aveva battuto ciglio. Si era limitata a guardarla. Non un solo muscolo del suo viso si era mosso. L’immobilità della sua espressione doveva testimoniare per la sua freddezza. Niente da fuori arrivava dentro; niente da dentro arrivava fuori. Un iceberg, di quelli in grado di affondare qualunque cosa. Aveva aperto il pacchetto, tirato fuori una sigaretta, appoggiato il filtro alle labbra che sapevano di disgusto, avvicinato l’accendino al tabacco, acceso, aspirato a lungo. Le sue mani tremavano. “Che intenzioni hai?”, aveva detto, soffiando le parole dentro al fumo. Quasi trattenendo un impulso incomprensibile. E, poi, silenzio. Monica era rimasta immobile. Incapace di parlare, di sentire, di esprimere... Tutto il calore che l’abbraccio di suo padre le aveva trasmesso era sparito, disperso, dissolto come il fumo indifferente di quella sigaretta, che saliva verso un punto indeterminato del soffitto. All’improvviso, lo sguardo di sua madre cambiò. Monica non l’aveva mai visto così. Era vivo, luminoso, acceso. Cosa lo aveva trasformato così? Paura, curiosità, ricordi? Era lì muta che osservava la ragazza. La sua ragazza. E, per la prima volta in un tempo infinito, erano tornate ad essere ciò che davvero erano: una madre e una figlia. La donna non riusciva a non pensare. Anche per lei tutto sarebbe cambiato. Sentiva che la voglia di vivere - quella che aveva perso non ricordava più quando, né perché – sarebbe tornata. Quella donna avrebbe abbracciato quella creatura, avrebbe pianto con lei lacrime liberatorie. Avrebbe anche smesso di fumare per trasformarsi in una tenera nonna. Perché mai non avrebbe potuto? Le cortecce della sottomissione e del silenzio erano troppo spesse per poter essere infrante. Restava sono il suono freddo e metallico di quelle parole, che schiaffeggiavano i pensieri come una mareggiata si avventa sulla pelle degli scogli.
I dubbi aspri e taglienti che da giorni, da quando il test di gravidanza che Sabrina aveva acquistato per lei nella farmacia di un altro quartiere aveva confermato che sì: era incinta, erano di nuovo lì, davanti a lei, negli occhi immobili di quella donna che sentiva ancora lontana, tra le sue labbra serrate, nell’odore acre della sigaretta, che annebbiava i pensieri e faceva deglutire amaro. Tutto di sua madre le diceva che la sua vita, ormai, stava per cambiare. Anzi, che era già cambiata. E, soprattutto, che non c’era più niente da fare.
Cominciava a capire com’era successo che suo padre aveva potuto amare una donna così. Forse non si era sbagliato così tanto. Forse, prima non erano così. Forse erano diversi. Ma chi era cambiato: lui o lei?

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